Risponde Tino Bedin
Credo che dovremo discutere, nell'Ulivo, in maniera approfondita di questo disegno di legge sullo stato giuridico degli insegnanti di religione. Ne dovremo discutere, approfittando dell'esame al Senato, non solo per migliorare il testo, ma perché questo è un tema che può - deve - aiutare l'Ulivo a diventare sempre più anche una coalizione culturale. Per questo - pur non condividendone la perentorietà del giudizio - non contesto la sua opinione, ma la considero una parte del dialogo.
Il fine di questo provvedimento è di sanare una condizione iniqua di precarietà di molti lavoratori, che nel mondo della scuola ormai sono pienamente inseriti. Nell'anno scolastico 2001-2002, la scelta dell'ora di religione si è assestata addirittura al 93,2 per cento, dimostrandosi in tal modo che la quasi totalità degli alunni e delle loro famiglie è in sintonia con le indicazioni dell'Accordo del 1984 tra Repubblica italiana e Santa Sede.
Nella dichiarazione di voto finale il gruppo Margherita della Camera ha sottolineato che "noi non vogliamo in nessun modo affrontare questa materia in modo ideologico e crediamo che sia stata operata una scelta di natura prettamente giuslavoristica, di equità e di giustizia. Perciò noi voteremo a favore di questo disegno di legge, non essendo, tuttavia, pienamente soddisfatti rispetto al testo".
Almeno sul tema dell'immissione in ruolo quindi poteva essere un segno di coerenza per l'Ulivo mantenere la posizione già tenuta nel corso della passata legislatura sul disegno di legge Berlinguer-De Mauro.
Detto questo, osservo che a mio parere il punto di maggiore difficoltà è il modo con cui è stato affrontato il tema scottante della mobilità professionale. Agli insegnanti di religione cattolica si applicano in materia di mobilità professionale le disposizioni vigenti nel comparto del personale della scuola. Il testo, così com'è stato scritto alla Camera, non deve in nessun modo implicare la violazione del principio di eguaglianza e di equità nei confronti degli altri docenti precari o di quelli che dovessero perdere la stabilità del posto di lavoro. Questo non lo vogliamo. E siccome l'Ulivo non è al governo e quindi non è a noi che sarà richiesto di dare attuazione alla norma, credo che in Senato bisognerà lavorare perché fin dal testo sia eliminato ogni dubbio in questa materia.
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